Gli evidenti limiti di Ibrahimovic

Di Antonio Borsa

Zlatan Ibrahimovic è un campione assoluto, capace di trascinare da solo una squadra al tricolore. Per anni abbiamo ammirato quel colosso dal volto gitano che sa fare reparto da solo e lungi da me screditarne il valore, ma a volte le doti fisiche e tecniche da sole non possono bastare. Ci sono campioni e campioni, quelli che compensano i loro limiti con il massimo dell’ impegno ed una vita salutare, quelli che manifestano un certo carattere e charisma che lo issano a livelli che non avrebbe potuto raggiungere ed altri che fanno tesoro della propria forza mentale.

Ecco, quest’ ultimo punto è il limite per eccellenza di Ibra. Zlatan da tanti è visto come colui che sa essere forte con i deboli ma che svanisce di fronte a chi forte lo è davvero. E’ un giocatore capace di segnare tre, quattro goal contro squadre di medio – basso livello ma che diventa assente ingiustificato contro formazioni di una certa caratura. Non si tratta di non essere al pari dei campioni che sanno essere decisivi in qualsiasi situazione, lo Svedese in classe e potenza fisica non è secondo a nessuno, solo che non riesce psicologicamente a trovare quella freddezza che gli permetta di esprimersi come solo lui riesce.

E’ sempre stato cosi nel corso della sua carriera e forse anche per questo il pallone d’ oro non è mai riuscito a vincerlo. Qualsiasi squadra abbia girato, dall’ Aiax al Milan, passando per Juventus, Inter, Barcellona e Svezia, quando la sfida raggiungeva enormi picchi di importanza lui svaniva. Basti ricordare la famosissima sfida tra i Blaugrana ed i Neroazzurri, in cui in 180 minuti fù l’ uomo mancante degli Spagnoli, rivitalizzatisi solo quando Guardiola lo sostituì.

Quando non riesce nel suo scopo, Ibrahimovic lascia un club per approdare in uno migliore, che possa permettergli di vincere quella champions league che sogna fin da bambino e questo è un’ altro punto a suo sfavore. Cambiare casacca non è il modo migliore per riuscire in ciò che si desidera, il problema non sono i compagni di squadra che non forniscono assist o non sono abbastanza forti da poter ambire a certi traguardi, anzi, spesso e volentieri sono stati proprio i suoi colleghi a salvare il salvabile quando lui inspiegabilmente non riusciva ad emergere.

E quando non riesce ad emergere, Zlatan si arrabbia; è successo anche con la Svezia in questo europeo. Gli Svedesi vengono battuti dall’ Ucraina 2-1 in una partita dove il centravanti Rossonero non ne azzecca una e lui a fine partita si sfoga prendendosela con mister e compagni. Un comportamento inspiegabile per chi sa bene di essere la stella per eccellenza della sua squadra e proprio lui dovrebbe spingere la sua Nazione a traguardi storici, come faceva Maradona con l’ Argentina, Pelè con il Brasile, Van Basten con l’ Olanda.

La colpa non può mai essere solo di altri, ed un campione non diventerà mai un fuoriclasse se psicologicamente è debole, aldilà della stazza. Basti pensare al Portogallo, una squadra di gran lunga inferiore ai top team Europei ma che ha tra le sue fila un fuoriclasse vero, quel Cristiano Ronaldo che con una doppietta ha annientato l’ Olanda di Sneijder ed ha portato i suoi ai quarti di finale, perchè i migliori trascinano la propria squadra, non il contrario, impara Ibra.

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