L’ aggiustatore non funziona più

Da alcuni anni Claudio Ranieri è conosciuto come l’”aggiustatore”, nickname guadagnato tra Parma, Torino e Roma.
Prima ha salvato una squadra già spacciata, facendola viaggiare a ritmo altissimo nel girone di ritorno.
Successivamente ha preso in mano una nobile decaduta, fresca neopromossa dalla B e l’ha condotta prima al terzo, poi al secondo posto, pur avendo a disposizione una squadra mediocre rispetto agli standard bianconeri.
Infine, ha provato tenacemente a smentire il celebre “nemo propheta in patria”, tornando nella sua Roma a condurre i giallorossi ad una rimonta che sarebbe divenuta storica se Pazzini e la Doria non si fossero intromessi a pochi metri dal traguardo.
A Torino non lo ricordano con eccessivo affetto, ma dopo di lui è stato il vuoto, prima dell’arrivo di Conte (e di tanti giocatori di medio-alto livello, che Ranieri poteva solo sognare).
Quest’anno, dopo l’esonero di Gasperini, è arrivata l’occasione della vita: resuscitare i reduci (rimasti) del Triplete Mourinhano, mixandoli con alcuni talenti in erba e tentando così di risollevare un ambiente depresso e sfiduciato.
E dopo qualche alto e basso, sembrava essere riuscito nell’impresa: sette vittorie consecutive, culminate con un derby vinto (senza entusiasmare, ma tant’è…lamentarsi di come si giunge ad un successo, quando nei tre precedenti più recenti era sempre finita in disfatta, apparirebbe paradossale) ed un trend in continua ascesa.
Poi tutto si è bloccato. Gli indizi c’erano già, perchè anche durante la striscia positiva, il verbo “convincere” era utilizzato il giusto, riferito all’Inter ed alle sue prestazioni alterne. La sensazione era che quando il vento fosse cambiato, quando gli episodi fossero stati contrari, tutto sarebbe finito.
Ed infatti, come volevasi dimostrare, è arrivato il periodo nero: sconfitta a Lecce, pareggio deludente a S.Siro col Palermo, sconfitta umiliante a Roma (senza neanche aver iniziato a combattere e rifiutando di reagire) e comico rovescio interno con l’ultima in classifica, alla quale i nerazzurri hanno lasciato 6 punti sui 16 conquistati dai Piemontesi in totale.
La cura Ranieri stavolta non ha funzionato. Il giocattolo rotto sembrava riparato, ma così non era.
Ed i motivi non sono poi così misteriosi. Sor Claudio ha pensato solamente a tappare le falle lasciate da Gasperini (e soprattutto da Moratti), mettendo il lucchetto alla difesa con un 4-4-2 ermetico, che proponeva la fase offensiva con 2 effettivi, alla faccia dei concetti Sacchiani (attaccare con 8 uomini, terzini inclusi) e limitandosi a contenere i danni, sperando che in avanti qualcosa succedesse, grazie ai singoli.
Filosofia vincente, fino a che la Dea bendata decide di fidanzarsi con te. Quando si stanca e ti molla, finisce tutto. E Ranieri oggi è proprio il prototipo dello scaricato, sedotto ed abbandonato dalla sorte, sulla quale confidava tanto (per non dire totalmente).
L’Inter non è il Lecce (con rispetto parlando), non esiste vedere puntualmente sostituiti giocatori offensivi per inserire difensori e mediani, a mezz’ora dal termine e senza neanche due reti di scarto.
Dalla fragilità difensiva imbarazzante di settembre, si è passati alla “provincialità calcistica” totale, che poteva passare in secondo piano quando si vinceva una volta si e l’altra pure, ma non certo dopo 3-4 risultati negativi in fila.
Quando leghi il tuo destino esclusivamente ai risultati e questi non arrivano (più), hai chiuso.
E Ranieri, da qui a giugno, sarà solo di passaggio.
Sarebbe bello illudersi di annientare il Marsiglia ed iniziare una cavalcata vincente in Europa, riprendendo magari il discorso interrotto in campionato, allo scopo di acciuffare quella terza ed imprescindibile posizione, senza la quale un’ipotesi di conferma apparirebbe un insulto, ma la realtà è che l’annata è irrimediabilmente compromessa. E che in sogno l’Inter potrebbe passare un turno in Champions e riuscire miracolosamente a scavalcare Udinese e Lazio (sfruttando la totale mancanza di continuità delle rivali, oltre a quella delle due inseguitrici più pericolose ed attrezzate, Roma e Napoli). Ma se anche ciò accadesse, Moratti non dovrebbe ripetere i tanti errori del passato, quando forniva seconde chances in quantità industriali anche a tecnici che non l’avrebbero meritata, per paura di chiudere e ripartire ancora da capo.
Ranieri non è l’uomo giusto e l’ha dimostrato. Ha rimediato parzialmente all’inizio di stagione da incubo, ma il suo ciclo alla Pinetina è già terminato, perchè rispetto alle esperienze passate, la fortuna l’ha abbandonato prima del previsto. E’ il limite di chi si affida solo alla sorte, dei mediocri: quando gira male, resta solo ciò che hai costruito, che hai creato, che hai impostato. Nel caso di questa Inter, lo zero assoluto.
Grazie tante mister Claudio, ma di allenatori che sotto di due reti a Roma cercano di limitare i danni, invece di tentare la rimonta, ad una squadra che meno di due anni fa era sul tetto d’Europa, non interessa.
Matteo Brignoli